Palazzo Ca’ Montagna

Storia e struttura dell’edificio

E’ il palazzo più antico e più bello di San Zeno di Montagna, quello che, insieme alla chiesa parrocchiale, riveste la maggior importanza storica e artistica. E’ situato nell’omonima contrada e prende il nome dalla nobile famiglia Montagna, il cui stemma raffigura un monte di sei cime detto “all’italiana”, casato attestato in Verona già nel Duecento e legato agli Scaligeri e alla potente famiglia dei Dal Verme, in quel tempo molto influente nella zona (Zumiani 1996). Proprio al XIII-XIV secolo può essere fatto risalire il nucleo originario dell’edificio, privo del porticato, con un aspetto severo e imponente, forse utilizzato anche per scopi difensivi. Nella seconda metà del Trecento e nei primi decenni del Quattrocento, quando conobbe la sua massima ascesa sociale in città, la famiglia Montagna fece ingrandire ed abbellire anche questa sua dimora extraurbana secondo il gusto umanistico dell’epoca, a dimostrazione del prestigio raggiunto e del suo legame con questa proprietà ai piedi del Baldo.Alla primitiva facciata rivolta a  Sud venne aggiunto, al piano terreno, un bel porticato, costituito da tre grandi arcate a tutto sesto, con profilature di mattoni, sostenute da pilastri in pietra; al piano superiore, cui si accede mediante una scala d’angolo, tre finestre trilobate, in stile gotico-veneziano, illuminano un’artistica loggia affrescata e conferiscono all’edificio quella straordinaria eleganza e armonia che si possono tuttora ammirare. Sempre in questo periodo vennero fatti affrescare gli interni della casa, con motivi che ricordano quelli delle dimore signorili delle città.Nei decenni successivi l’edificio, che per le sue caratteristiche architettoniche costituisce uno degli esempi più significativi delle prime ville venete, si trasformò gradualmente da dimora per il riposo del signore, che abitualmente viveva in città, in “casa da patron” (Zumiani 1996), il quale vi abitava stabilmente e si occupava direttamente della gestione agricola dei suoi fondi. La sua dimora, al centro della corte, venne circondata da rustici, alcuni dei quali, ora scomparsi, abitati dai dipendenti o utilizzati come stalle e fienili. Da Zeno I (1467-1555) fino a Zeno II, morto di peste nel 1630 con gran parte dei famigliari, i Montagna risiedettero stabilmente a San Zeno, occupandosi quasi esclusivamente delle loro proprietà. Il prestigio della famiglia andò diminuendo in ambiente urbano, ma rimase alto alle pendici del Baldo dove i Montagna si distinsero per le donazioni ai poveri e alle chiese e per l’istituzione della cappellania di san Carlo, voluta da Zeno II nel 1620. Dopo la morte di quest’ultimo, il ramo della famiglia Montagna residente a San Zeno si estinse e la proprietà dell’edificio passò alla famiglia Santangelo. Nella prima metà dell’Ottocento risultavano proprietari del palazzo e dei terreni adiacenti i fratelli Finotti, che un tempo erano stati “lavorenti” dei Martini. Nel 1849 subentrò nella proprietà Tommaso Ferri di Castion e infine questa venne acquistata da Luigi Castellani nel 1890. Il nipote di costui, Luigi, figlio di Gaetano, nel 1981 cedette l’antica dimora, ormai fatiscente, ridotta a stalla e fienile, al comune di San Zeno di Montagna, che la fece restaurare perché potesse essere conservata come testimonianza del passato e significativo esempio di architettura e di pittura tardo gotiche e come centro culturale del paese.La “Ca’ dei Montagne” è ora sede della sala consiliare e della biblioteca, oltre che di una splendida sala affrescata dove si tengono mostre e incontri socio-culturali; in estate il cortile, trasformato in teatro all’aperto, si trasforma in suggestiva scenografia per spettacoli teatrali e musicali.

Il Palazzo si presta magnificamente ad essere lo scenario ideale per matrimoni civili, offrendo un contesto elegante e nel contempo intimo che apre su scorci panoramici che fanno da cornice a momenti speciali.

Altresì è il luogo perfetto per riunioni, meeting e piccoli congressi, avendo a disposizione due sale che possono essere adibite allo scopo.

Gli affreschi

Gli affreschi che decorano l’interno del palazzo rivestono uno straordinario valore sia artistico che storico, in quanto costituiscono un esempio unico, in ambito rurale, di decorazione d’interni con motivi a tappezzeria, ripresa da modelli cittadini. Due sono gli ambienti che conservano vaste tracce della decorazione che un tempo ricopriva completamente le pareti: il salone sopra il portico affacciato sul cortile, risalente al primo Quattrocento, e la grande sala che guarda verso il lago.Il primo, di forma rettangolare (m 15,50 x 3,70), illuminato dalle tre eleganti finestre trilobate, con la falda del tetto a vista, presenta sulla parete interna e su parte di quella orientale tre tipologie di decorazione: un fregio superiore a girali, con figure a motivi fogliati stilizzati, la fascia centrale costituita da una scacchiera di losanghe quadricrome, la zona inferiore decorata con un motivo ad imitazione di un tessuto leggero. Al centro della parete interna, che costituiva la facciata della primitiva costruzione prima dell’aggiunta del portico, è dipinto un gigantesco San Cristoforo, probabilmente anteriore all’apparato decorativo, come sembra confermare anche la figura arcaica, rigidamente frontale, del santo, ma quasi sicuramente ridipinto in seguito. Analoghe immagini di questo santo protettore dei viandanti, risalenti al XIII-XIV secolo, si trovano anche sulle facciate di alcune antiche chiesette della zona.Sulla parete di fronte era dipinto un grande affresco, del primo Cinquecento, raffigurante una Madonna in trono con Bambino e i santi Antonio e Zeno, che venne staccato negli ultimi anni ‘70 e riportato su tela; ora è conservato nella Sala Consigliare. L’opera è deteriorata, sono andati distrutti il volto del Bambino e la figura del donatore, forse Zeno I Montagna. Dell’affresco originale sono rimasti in loco la sinopia della decorazione della cornice e un riquadro con lo stemma dei Montagna.Nell’altra sala le pareti sono decorate nella fascia superiore con motivi quadrilobi a vivaci colori, tra cui prevalgono il giallo, il verde e il rosso, e nella fascia inferiore a finto ermellino (vaio). Motivi fogliati stilizzati, nei simbolici colori rosso e verde su sfondo bianco, compaiono sui fianchi del camino e attorno alle finestre, su cui forse sedevano a filare le donne, guardando verso il lago. L’apparato decorativo di questa sala trae origine dall’imitazione di tessuti e pellami utilizzati nel Medioevo per foderare le pareti. I motivi decorativi di Ca’ Montagna sono analoghi a quelli delle dimore signorili in Verona e della reggia scaligera di Castelvecchio, anche se di fattura meno raffinata: possono pertanto essere fatti risalire agli ultimi decenni del Trecento. Tra il ‘500 e il ‘600 fu creato nella vasta sala uno spazio da adibire a funzioni religiose e questo spiega la presenza di immagini sacre sovrapposte ai motivi decorativi: si tratta di un Cristo benedicente inscritto in un’amigdala iridata, forse risalente alla fine del Trecento, e di un Ecce Homo posto davanti a una croce, inserito in un arco dipinto a tutto sesto, poggiante su pilastri; l’immagine, in parte deteriorata, può essere fatta risalire alla metà del Cinquecento.L’originalità e la complessità degli affreschi di Ca’ Montagna non trovano riscontro nel territorio circostante; essi testimoniano il prestigio di cui godevano un tempo i nobili Montagna e anche il loro attaccamento a questa dimora.

Il testo è tratto dal libro “Le immagini raccontano … San Zeno di Montagna” dell’associazione Scatti dalla Memoria.