La Chiesa Parrocchiale

La chiesa parrocchiale del capoluogo è dedicata a San Zeno, il vescovo moro di Verona, artefice della conversione delle popolazioni locali e lacustri, che abbracciarono la religione cristiana solo a partire dal IV-V secolo.

Alla diffusione del suo culto contribuirono anche due Santi eremiti, Benigno e Caro, che vissero fra l’VIII e il IX secolo in un romitaggio sopra Cassone di Malcesine, tra le selvagge e aspre rupi del monte Baldo. A loro fu affidato, nell’anno 807, il solenne incarico di occuparsi della transalazione delle reliquie del Santo: compito di cui non si sentivano degni né il re d’Italia Pipino, figlio di Carlo Magno, né il vescovo della città, Ratoldo.

Eretta nella seconda metà del ‘700 su disegno dell’architetto Alessandro Peduzzi, la chiesa parrocchiale sorse su di una preesistente cappella quattrocentesca, di probabile fondazione romanica. Il rifacimento e l’ampliamento del tempio si devono mettere in relazione con il generale rinnovamento delle architetture religiose successive al Concilio di Trento. Dalla Controriforma in poi, infatti, molti edifici sacri, fra cui la parrocchiale di San Zeno di Montagna, vennero ristrutturati con il duplice scopo di restituire sacralità al culto e ai Sacramenti, in primis all’Eucaristia, e di rinsaldare i contenuti del credo cattolico messi in discussione dalla riforma protestante. Per questo, in ossequio alla poetica barocca della “maraviglia”, che improntò non solo il Seicento, ma anche il secolo successivo, si attribuì importanza alla sontuosità di interni e altari, alla profusione di decorazioni e sculture, alla preziosità di marmi, tele e arredi.

Ne è chiaro esempio la chiesa parrocchiale di San Zeno, che, soprattutto all’interno, rispecchia il gusto di quell’epoca e si presenta ricca di altari, marmi policromi e fregi. Lungo i lati dell’unica navata si aprono quattro altari: il primo, settecentesco (1787), posto a sinistra di chi entra, è dedicato alla Sacra Famiglia; il secondo, proveniente dalla struttura più antica, al Sacro Cuore di Gesù. Sul fianco opposto della navata, il primo altare laterale (1828) è intitolato a San Carlo Borromeo, mentre il secondo, verso l’abside, alla Madonna del Rosario, con la seicentesca statua della Madonna del Rosario, meglio conosciuta come Madonna della Cintura. Assisa su una poltrona dorata, ella è oggetto di una particolare devozione da parte dei Sanzenati, specie in occasione della sua festa quando, la prima domenica di settembre, viene portata in processione.

Ma lo sguardo del visitatore si porta subito verso il sontuoso altar maggiore, realizzato con marmi pregiati. Alle sue spalle è collocata la pala dell’artista veronese Pietro Nanin (1869), che ritrae il Santo titolare, pescatore di anime, mentre predica e benedice; ai lati del presbiterio si segnalano le tele raffiguranti, a sinistra, la Passione nell’orto degli ulivi, di Agostino Ugolini, e, a destra, la Vestizione di San Carlo. Sulla volta del presbiterio abbiamo l’affresco della Trinità, mentre sovrastano l’aula due medaglioni con scene evangeliche: la Resurrezione e la Trasfigurazione.

All’esterno abbiamo una sobria facciata a capanna, di fogge già neoclassiche, scandita da quattro lesene e da altrettanti nicchie con statue di Santi, fra i quali quella del titolare della chiesa, opera dello scultore Francesco Filippini (1721).

Il campanile, rivestito da blocchi squadrati di rosso ammonitico e di biancone, è munito di orologio e sormontato da una cupola a cipolla. Alla base della torre campanaria è ben visibile la prima pietra della chiesa.

Il testo è tratto dal libro “Le immagini raccontano … San Zeno di Montagna” dell’associazione Scatti dalla Memoria.