Le Chiese Minori

Significative sono le testimonianze della fede nel territorio di San Zeno di Montagna, la cui stessa toponomastica si lega a San Zeno, l’ottavo vescovo di Verona (IV sec.), particolarmente venerato dalla popolazione della riva orientale del Garda, dell’entroterra benacense e dell’area montebaldina.

Oltre alla chiesa parrocchiale, nel capoluogo, dedicata appunto a colui che, per dirla con il Ritmo Pipiniano “ha condotto Verona al battesimo”, meritano attenzione altri luoghi sacri, a torto definiti “minori”, che attestano in loco il culto di Santi tradizionalmente invocati per proteggere famiglie, armenti e raccolti e per tenere lontane malattie, guerre, calamità naturali. Fra questi, San Bartolomeo a Prada Bassa, costruita nel Cinquecento per – così tramandono le fonti – “soddisfare le esigenze religiose della comunità” e, nella frazione di Lumini, Sant’Eurosia, martire dell’VIII-IX secolo, implorata per benedire i frutti della terra e scongiurare tempeste, fulmini e grandinate. A Prada Alta, invece, abbiamo la moderna chiesetta di San Francesco d’Assisi, dipendente dalle parrocchie di San Zeno e di Lumini-Prada.

Non mancano cappelle anche a quote più elevate, nelle zone d’alpeggio: la chiesetta della Madonna della Neve a malga Ortigara, edificata nel Seicento dalla nobile famiglia Carlotti come ex voto per lo scampato pericolo della peste, e Sant’Eustachio al Montesel, voluta nel Settecento dai marchesi Malaspina. Ma non solo le chiese caratterizzano il paesaggio devozionale, ma pure i capitelli, presenza famigliare in terra baldense dallo spiccato connotato comunitario. Ubicati agli incroci di strade e lungo i sentieri, sui confini delle proprietà agricole, all’ingresso delle contrade o sulle alture, sono espressione della religiosità popolare e rispondono al bisogno di sacralizzare i luoghi dove gli uomini vivono e lavorano.

Attorno ad essi le famiglie si radunavano in occasione della recita del rosario, delle viae crucis, delle feste tradizionali e delle rogazioni, processioni penitenziali di propiziazione per il buon esito delle semine e dei raccolti.

Il testo è tratto dal libro “Le immagini raccontano … San Zeno di Montagna” dell’associazione Scatti dalla Memoria.